La Chiesa di

S.Stefano

or32

 Nel cuore del centro storico rapallese, su di un piccolo poggio, sorge la

Chiesa di Santo Stefano, comunemente chiamata “Oratorio dei Neri”. La

tradizione afferma che questo sia stato il primo tempio cristiano edificato

nella nostra città e si avanza anche l’ipotesi che la chiesa sia sorta quale

sede di una congregazione monastica o come cappella presso un cimitero

preesistente.

E’ indubbio comunque, che la erezione della stessa fu molto

antecedente a quella dell’attuale Basilica

or34

dall’intitolazione al Protomartire , il cui culto in Liguria precedette

senz’altro quello dei Santi Gervasio e Protasio, portato dai Vescovi

milanesi, sia dal titolo di “Preposito” (nome più antico di “Arciprete” ) che

distingueva chi reggeva la chiesa, sia infine, dal luogo stesso in cui venne

eretta al centro dell’abitato, protetta dalle mura e in posizione elevata

per salvaguardarla dalle frequenti inondazioni del “Bogo” che

trasformavano in acquitrini le zone attorno.

La prima notizia certa che la riguarda è rappresentata dall’atto di

ripartizione del Novembre 1143 che le attribuisce cinque parti e mezza

delle decime inerenti il territorio fra il torrente “Memo” (Monti) ed il

“Bolagio” (Boate), mentre alla Pieve ne competevano solo quattro e

mezza.

or27 

Circa l’ubicazione, invece, l’attestazione più antica è fornita da un atto

del notaio Gio. Scriba del luglio 1156 col quale tale Benedetta vende ad

Oberto Cancelliere la metà d’una sua casa situata “in burgo Rapalli, sub

ea parte quae est versus Sanctum Stephanum”.

Il titolo di Propositura accompagnò nei tempi la chiesa ed ancora ai

primordi del XIII secolo essa era la sola a fregiarsi di tale denominazione

nell’intera diocesi, esclusa , beninteso, Genova.
or35

Nel sinodo del 1311, subito dopo L’Arcipretura rapallese, viene citato
“ Presbiter Gandulphus praepositus S. Stephani de Rapallo” e non va
dimenticato poi che questa chiesa mantenne lungamente la cura di
anime pur sorgendo a breve distanza dalla parrocchiale e che possedeva
altresì un proprio Capitolo di Canonici ( e quindi definita “Collegiata”) i
quali si reggevano con propri statuti e disposizioni.
Da una di queste, in data 2 agosto 1232, leggiamo che al Preposito
Giovanni spettavano lire tre per le vestimenta “ secundum quod
consuetum est a lungo tempore” e che gli veniva assegnato “ locum in
Montexello”.

or36

La Nomina di Preposito competeva al Capitolo dei Canonici com’è

confermato da un verbale del 16 aprile 1273 ed al medesimo andava

anche il titolo di commendatore dell’ospedale di San Cristoforo, che era

ubicato alla foce del torrente di Monti.

In Santo Stefano ebbe la sede iniziale la Confraternita dei

Disciplinanti detti i “Bianchi” per il colore delle cappe, sorta a Rapallo

verso il 1263. Essi vi mantennero un proprio sepolcro fino agli inizi del

1500 come confermano atti notarili. Quando nella prima metà del XVI

secolo, ressero il loro Oratorio attiguo all’Ospedale di Sant‘Antonio, qui

trasferirono un’antica statuina in legno raffigurante la Madonna col

Bambino in braccio, quasi certamente venerata in precedenza in Santo

Stefano.
or37

Santo Stefano possedeva molti redditi e Beni. Ne è, tra l’altro,

conferma un atto di locazione del 2 gennaio 1582, col quale il Capitoloconcede a Simonina, figlia di Bartolomeo di Caligano e vedova di Matteo

di Vallecca, una terra posta alla fontanella di Borzoli.

Presso Santo Stefano si svolgeva anche l’attività amministrativa della

comunità rapallese , come affermano documenti del XII secolo sul suo

sagrato “ sub frascata” (sotto un pergolato” i consoli amministravano la

giustizia.

Con decreto del Pontefice Paolo III Farnese dl giugno 1541, la chiesa

veniva concessa in giuspatronato all’illustre famiglia rapallese dei della

torre. la chiesa dovette subire l’oltraggio dei pirati islamici guidati dal

dragut, quando il 4 luglio 1549 essi assaltarono Rapallo depredandola ed

abbiamo notizia che il prevosto Domenico della Torre venne trucidato

dagli infedeli mentre fu rapita una sua nipotina di cinque anni.

Mons. Francesco Bossio, visitatore apostolico per incarico

dell’arcivescovo genovese, nel1582la definisce “ Ecclesia simplex”, cioè

senza più cura di anime. Egli tuttavia stabilisce che entro otto mesi

l’altare venga ampliato, i gradini del medesimo siano adeguati, si proceda

a sostituire con candelabri dorati quelli esistenti in ferro e si provveda d

una pila per l’acqua santa.
or29

Il degrado, comunque, non dovette arrestarsi, ma anzi la situazione si

aggravò progressivamente tanto che, con bolla del dicembre 1633, papa

Urbano VIII sanzionava l’assegnazione perpetua dell’edificio sacro alla

Confraternita “Mortis et Orationis” detta “dei Neri” per il colore delle

cappe che indossavano i confratelli, la quale si impegnava ad attuare i

necessari restauri. Si procedette, pertanto, anche allo spostamento a

levante dell’ingresso alla chiesa, ove in precedenza era l’abside, e si creò

la scala d’accesso posta nel circostante cimitero col beneplacito del

patrono Giuseppe Della Torre.

La Confraternita poi, nel 1752, affidava ai marmisti Nicolò Durante e

Felice Solaro la realizzazione dell’artistico altare in marmo e della cornice

sovrastante, nella quale veniva collocata una bella tela, riproducente la

Crocifissione, di scuola genovese del seicento.

La Famiglia Della Torre esercitò il suo patronato per oltre tre secoli

procedendo fino al 1859 alla nomina dei Prepositi di S. Stefano.

Solo dopo il 1908, non rintracciandosi nessun discendente di tale

casato, la designazione fu fatta dal Vescovo di Chiavari Mons. Vinelli e

don Gaetano Muzio fu l’ultimo a ricoprire tale incarico fino al 1954.

Nel 1907 la Confraternita affidò alla ditta Gori di Rapallo i lavori per

erigere sulla parte sinistra del retro tetto , il piccolo campanile e l’ 11

giugno 1908 venivano benedette e collocate le campane. Nel corso dei

decenni la chiesa rimase attivamente inserita nell’attività religiosa, sia

per l’impegno della Confraternita sia perché scelta assai spesso come

sede per incontri, cerimonie e azioni liturgiche particolari. Qui

l’associazione San Filippo Neri allestiva il proprio presepe con rilevante

richiamo di fedeli anche per le belle statuine che “Pre Gaetan”,l’assistente Gaetano Muzio, aveva acquistato a Napoli e fatto rivestire in

abiti genovesi da brave sartine rapallesi.
 
sepolcro3

Immancabile anche il “sepolcro” realizzato ogni anno per la settimana

santa dai Confratelli con l’aiuto degli abitanti del rione e la tradizionale

processione con il Cristo Morto, che la sera del Venerdì Santo iniziava

dall’Oratorio e si svolgeva per le vie del centro storico. La chiesa ebbe a

subire danni nel corso dell’ultimo conflitto mondiale ed opportuni

restauri furono eseguiti nel 1958 e nel 1963.

Dopo un ulteriore periodo di inagibilità e chiusura, un vasto programma di

lavori finalizzati al pieno recupero dello storico edificio, venne finalmente

avviato nel 1986/87 dalla ricostituita Confraternita. Dopo la pulizia di

numerosi ingombranti accumulati, , sotto la direzione dell’ ing. Alberto

Pucci e dell’arch. Luigi Magnani, con le maestranze della dita F.B.

Colman, si è provveduto al consolidamento della cantoria con putrelle e

nuove catene ai muri perimetrali e al rifacimento del tavolato, la

stuccatura e la ritinteggiatura delle pareti, il posizionamento dello

zoccolino , la sistemazione dei gradini e la lucidatura del pavimento, così,

il 26 dicembre 1987, festa del patrono S. Stefano, la chiesa è stata aperta

e restituita alla sua dignità e d al vincolo affettivo che lega i Rapallesi tutti

a questo scrigno prezioso di tante loro memorie.
 
or39

La costante dedizione dei confratelli, del Consiglio della Confraternita e di

concittadini benefattori, ha permesso di affrontare i vari lavori e restauri

che via via nel tempo si sono resi necessari; nel 1991 si è affrontato

l’oneroso rifacimento del tetto in abadini d’ardesia, delle gronde e dei

pluviali in rame, nel 1995 si è rinnovata la sacrestia con pavimento in

marmo ed ardesia, e il restauro dei mobili , il rifacimento dell’impianto

elettrico, la creazione di servizi igienici: nel prosieguo degli anni si è

provveduto all’acquisto di arredi, di nuovi lampadari al posizionamento

della bussola di ingresso in legno e vetro dell’artigiano rapallese,

GL.Ballotta, al restauro del “risseu” del sagrato, al riordino del giardino.

Dal 2005 al 2012 si sono affrontati due onerosi interventi: il restauro

dell’interno della chiesa e il ripristino dell’intera facciata, essendo crollato

gran parte dell’intonaco; per ultimo nel 2020, il restauro dell’altare e

della cornice marmorea ed il consolidamento dei gradini del presbiterio.
 
or41