La Confraternita

"Mortis et Orationis"

Mortis EXE 

La Confraternita “Mortis et Orationis” venne costituita nel 1630 per
iniziativa di alcuni rapallesi che vollero dedicarsi in particolare al pietoso
ufficio di dare una sepoltura ai defunti poveri.
Essa ebbe inizialmente sede presso la chiesa del convento di
Sant’Agostino e poi all’Oratorio di Sant’ Antonio (oggi sedi comunali), e
ottenne l’approvazione dall’abate Alessandro Sperello Vicario generale
dell’Arcivescovo di Genova con atto del 21 febbraio 1631.
La Confraternita si diede uno statuto e venne aggregata il 7 maggio del
1631alla venerabile Arciconfraternita della Morte e dell’Orazione in Roma
con gli stessi privilegi ed indulgenze.
 
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Il Pontefice Urbano VIII nel dicembre del 1634 approvava la
concessione in uso perpetuo alla Confraternita della vetusta chiesa di S:
Stefano, da tempo in abbandono e che si presentava in rovina, con le
porte sfondate e spogliata degli arredi, concessione decisa dal preposito
Giuseppe Della Torre, col consenso del patrono Marco Aurelio Della
 
Torre, con atto del notaio Giacomo Cuneo. Da un atto del notaio Stefano
A. Borzese del 23 dicembre 1694 apprendiamo inoltre che la
Confraternita intervenne nei restauri, che inclusero anche lo spostamento
del coro da levante a ponente, per 2.880 lire genovesi, cui si poterono
aggiungere lire 7.656, soldi 19 e denari 4, riscossi dal Banco di San
Giorgio ove, sin dal 1623, Lorenzo Morello aveva creato un fondo per la
riparazione della chiesa.
 
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La Confraternita, oltre alla vita religiosa ed alle cerimonie
nell’Oratorio, detto dei Neri per il colore delle cappe dei confratelli, si
dedicò con particolare impegno nel dare una sepoltura cristiana presso le
chiese del borgo a morti poveri ed abbandonati, come testimonia il libro
del Provveditore che indica precise registrazioni dal 1691 al 1797.
La Confraternita nel 1699 provvide a modificare la scala di accesso alla
chiesa che attraversava l’antico cimitero, e nel 1752 collocò l’artistico
altare in marmo eseguito da Nicolò Durante e Felice Solaro. Anche una
preziosa tela raffigurante il Crocifisso venne ad abbellire l’ancona
sull’altare.
I Confratelli inoltre si dotarono di una statua lignea rappresentante
“Cristo deposto di croce” da recare nelle processioni del Venerdì Santo,
restaurata dal noto scultore Antonio Canepa nel 1899, e della relativa
“cuna” dorata per il trasporto, realizzata dall’intagliatore genovese Carlo
Sconnio nel medesimo anno.
Alla Confraternita si debbono anche le prime rappresentazioni teatrali
in Rapallo allorchè si mettevano in scena i “ Misteri della Passione” su di
un palco allestito in S: Stefano o presso la chiesa delle Monache di S.
Chiara (oggi teatro auditorium). Ne erano interpreti gli stessi Confratelli e
si basavano su copioni composti, come si legge in documenti: “ de meglio
stanti nel borgo”.
E’ curiosa in proposito la decisione, in data 23 giugno 1786, con la quale
la confraternita interpellò Carlo Goldoni perché volesse comporre un
dramma da mettere in scena a Rapallo. E’ del 10 luglio 1809 la cessazione
ufficiale di tali spettacoli.
Civilmente riconosciuta con R.D. 28.6.1934 quale ente ecclesiastico, la
Confraternita è iscritta, in base alla recente legislazione, nell’Elenco delle
persone giuridiche presso il Tribunale di Genova, mentre il 5 luglio 1985 il
Vescovo Diocesano approvava la revisione dello statuto aggiornato
secondo l’applicazione del nuovo concordato Stato – Chiesa.