La Chiesa di
S.Stefano
Nel cuore del centro storico rapallese, su di un piccolo poggio, sorge la
Chiesa di Santo Stefano, comunemente chiamata “Oratorio dei Neri”. La
tradizione afferma che questo sia stato il primo tempio cristiano edificato
nella nostra città e si avanza anche l’ipotesi che la chiesa sia sorta quale
sede di una congregazione monastica o come cappella presso un cimitero
preesistente.
E’ indubbio comunque, che la erezione della stessa fu molto
antecedente a quella dell’attuale Basilica
dall’intitolazione al Protomartire , il cui culto in Liguria precedette
senz’altro quello dei Santi Gervasio e Protasio, portato dai Vescovi
milanesi, sia dal titolo di “Preposito” (nome più antico di “Arciprete” ) che
distingueva chi reggeva la chiesa, sia infine, dal luogo stesso in cui venne
eretta al centro dell’abitato, protetta dalle mura e in posizione elevata
per salvaguardarla dalle frequenti inondazioni del “Bogo” che
trasformavano in acquitrini le zone attorno.
La prima notizia certa che la riguarda è rappresentata dall’atto di
ripartizione del Novembre 1143 che le attribuisce cinque parti e mezza
delle decime inerenti il territorio fra il torrente “Memo” (Monti) ed il
“Bolagio” (Boate), mentre alla Pieve ne competevano solo quattro e
mezza.
Circa l’ubicazione, invece, l’attestazione più antica è fornita da un atto
del notaio Gio. Scriba del luglio 1156 col quale tale Benedetta vende ad
Oberto Cancelliere la metà d’una sua casa situata “in burgo Rapalli, sub
ea parte quae est versus Sanctum Stephanum”.
Il titolo di Propositura accompagnò nei tempi la chiesa ed ancora ai
primordi del XIII secolo essa era la sola a fregiarsi di tale denominazione
nell’intera diocesi, esclusa , beninteso, Genova.
Nel sinodo del 1311, subito dopo L’Arcipretura rapallese, viene citato
“ Presbiter Gandulphus praepositus S. Stephani de Rapallo” e non va
dimenticato poi che questa chiesa mantenne lungamente la cura di
anime pur sorgendo a breve distanza dalla parrocchiale e che possedeva
altresì un proprio Capitolo di Canonici ( e quindi definita “Collegiata”) i
quali si reggevano con propri statuti e disposizioni.
Da una di queste, in data 2 agosto 1232, leggiamo che al Preposito
Giovanni spettavano lire tre per le vestimenta “ secundum quod
consuetum est a lungo tempore” e che gli veniva assegnato “ locum in
Montexello”.
La Nomina di Preposito competeva al Capitolo dei Canonici com’è
confermato da un verbale del 16 aprile 1273 ed al medesimo andava
anche il titolo di commendatore dell’ospedale di San Cristoforo, che era
ubicato alla foce del torrente di Monti.
In Santo Stefano ebbe la sede iniziale la Confraternita dei
Disciplinanti detti i “Bianchi” per il colore delle cappe, sorta a Rapallo
verso il 1263. Essi vi mantennero un proprio sepolcro fino agli inizi del
1500 come confermano atti notarili. Quando nella prima metà del XVI
secolo, ressero il loro Oratorio attiguo all’Ospedale di Sant‘Antonio, qui
trasferirono un’antica statuina in legno raffigurante la Madonna col
Bambino in braccio, quasi certamente venerata in precedenza in Santo
Stefano.
Santo Stefano possedeva molti redditi e Beni. Ne è, tra l’altro,
conferma un atto di locazione del 2 gennaio 1582, col quale il Capitoloconcede a Simonina, figlia di Bartolomeo di Caligano e vedova di Matteo
di Vallecca, una terra posta alla fontanella di Borzoli.
Presso Santo Stefano si svolgeva anche l’attività amministrativa della
comunità rapallese , come affermano documenti del XII secolo sul suo
sagrato “ sub frascata” (sotto un pergolato” i consoli amministravano la
giustizia.
Con decreto del Pontefice Paolo III Farnese dl giugno 1541, la chiesa
veniva concessa in giuspatronato all’illustre famiglia rapallese dei della
torre. la chiesa dovette subire l’oltraggio dei pirati islamici guidati dal
dragut, quando il 4 luglio 1549 essi assaltarono Rapallo depredandola ed
abbiamo notizia che il prevosto Domenico della Torre venne trucidato
dagli infedeli mentre fu rapita una sua nipotina di cinque anni.
Mons. Francesco Bossio, visitatore apostolico per incarico
dell’arcivescovo genovese, nel1582la definisce “ Ecclesia simplex”, cioè
senza più cura di anime. Egli tuttavia stabilisce che entro otto mesi
l’altare venga ampliato, i gradini del medesimo siano adeguati, si proceda
a sostituire con candelabri dorati quelli esistenti in ferro e si provveda d
una pila per l’acqua santa.
Il degrado, comunque, non dovette arrestarsi, ma anzi la situazione si
aggravò progressivamente tanto che, con bolla del dicembre 1633, papa
Urbano VIII sanzionava l’assegnazione perpetua dell’edificio sacro alla
Confraternita “Mortis et Orationis” detta “dei Neri” per il colore delle
cappe che indossavano i confratelli, la quale si impegnava ad attuare i
necessari restauri. Si procedette, pertanto, anche allo spostamento a
levante dell’ingresso alla chiesa, ove in precedenza era l’abside, e si creò
la scala d’accesso posta nel circostante cimitero col beneplacito del
patrono Giuseppe Della Torre.
La Confraternita poi, nel 1752, affidava ai marmisti Nicolò Durante e
Felice Solaro la realizzazione dell’artistico altare in marmo e della cornice
sovrastante, nella quale veniva collocata una bella tela, riproducente la
Crocifissione, di scuola genovese del seicento.
La Famiglia Della Torre esercitò il suo patronato per oltre tre secoli
procedendo fino al 1859 alla nomina dei Prepositi di S. Stefano.
Solo dopo il 1908, non rintracciandosi nessun discendente di tale
casato, la designazione fu fatta dal Vescovo di Chiavari Mons. Vinelli e
don Gaetano Muzio fu l’ultimo a ricoprire tale incarico fino al 1954.
Nel 1907 la Confraternita affidò alla ditta Gori di Rapallo i lavori per
erigere sulla parte sinistra del retro tetto , il piccolo campanile e l’ 11
giugno 1908 venivano benedette e collocate le campane. Nel corso dei
decenni la chiesa rimase attivamente inserita nell’attività religiosa, sia
per l’impegno della Confraternita sia perché scelta assai spesso come
sede per incontri, cerimonie e azioni liturgiche particolari. Qui
l’associazione San Filippo Neri allestiva il proprio presepe con rilevante
richiamo di fedeli anche per le belle statuine che “Pre Gaetan”,l’assistente Gaetano Muzio, aveva acquistato a Napoli e fatto rivestire in
abiti genovesi da brave sartine rapallesi.
Immancabile anche il “sepolcro” realizzato ogni anno per la settimana
santa dai Confratelli con l’aiuto degli abitanti del rione e la tradizionale
processione con il Cristo Morto, che la sera del Venerdì Santo iniziava
dall’Oratorio e si svolgeva per le vie del centro storico. La chiesa ebbe a
subire danni nel corso dell’ultimo conflitto mondiale ed opportuni
restauri furono eseguiti nel 1958 e nel 1963.
Dopo un ulteriore periodo di inagibilità e chiusura, un vasto programma di
lavori finalizzati al pieno recupero dello storico edificio, venne finalmente
avviato nel 1986/87 dalla ricostituita Confraternita. Dopo la pulizia di
numerosi ingombranti accumulati, , sotto la direzione dell’ ing. Alberto
Pucci e dell’arch. Luigi Magnani, con le maestranze della dita F.B.
Colman, si è provveduto al consolidamento della cantoria con putrelle e
nuove catene ai muri perimetrali e al rifacimento del tavolato, la
stuccatura e la ritinteggiatura delle pareti, il posizionamento dello
zoccolino , la sistemazione dei gradini e la lucidatura del pavimento, così,
il 26 dicembre 1987, festa del patrono S. Stefano, la chiesa è stata aperta
e restituita alla sua dignità e d al vincolo affettivo che lega i Rapallesi tutti
a questo scrigno prezioso di tante loro memorie.
La costante dedizione dei confratelli, del Consiglio della Confraternita e di
concittadini benefattori, ha permesso di affrontare i vari lavori e restauri
che via via nel tempo si sono resi necessari; nel 1991 si è affrontato
l’oneroso rifacimento del tetto in abadini d’ardesia, delle gronde e dei
pluviali in rame, nel 1995 si è rinnovata la sacrestia con pavimento in
marmo ed ardesia, e il restauro dei mobili , il rifacimento dell’impianto
elettrico, la creazione di servizi igienici: nel prosieguo degli anni si è
provveduto all’acquisto di arredi, di nuovi lampadari al posizionamento
della bussola di ingresso in legno e vetro dell’artigiano rapallese,
GL.Ballotta, al restauro del “risseu” del sagrato, al riordino del giardino.
Dal 2005 al 2012 si sono affrontati due onerosi interventi: il restauro
dell’interno della chiesa e il ripristino dell’intera facciata, essendo crollato
gran parte dell’intonaco; per ultimo nel 2020, il restauro dell’altare e
della cornice marmorea ed il consolidamento dei gradini del presbiterio.







